Magari il Comune di Genova ha rinunciato a fare la guerra alle scritte di Melina Riccio che a Pisa, Roma, Firenze si inseriscono come sentinelle negli ingranaggi della vita quotidiana tra passi veloci e altre scritte che griffano in modo più o meno maldestro i muri delle città. Qui, nella “elvetica” Follonica, si è beccata direttamente della “demente” e chi ha scritto questo titolo ha anche deciso, a nome di tutti (?), la rimozione immediata dell’atto indegno! Beh, permettetemi, ma la visione è, al solito, un po’ semplicistica. Certo non conosco da molto quello che fa Melina Riccio, ne ho presa conoscenza durante una mostra (le mostre servono a questo, in fondo): lì ho letto chi è ed era, cosa fa e perché; tutta roba che, con un po’ di volontà si trova anche su internet.
Mentre si urlava allo scandalo per il pericoloso precedente costituito dal fatto di aver dipinto il tronco di un albero (ho letto che per qualcuno il tronco è addirittura affrescato: ma questa è roba da specialisti…), pensavo che in pochi, tra gli scandalizzati, si sono accorti che questo è solo il secondo raid che la dannosa Melina Riccio ha compiuto in queste lande. L’estate passata tracciò il suo cuore contenente il “salvo vita”, sul muretto che si affaccia sul lungomare dello stesso giardino e anche in altri punti: il primo svanì silenziosamente con il sole e la pioggia, dalle altre parti queste sentinelle di benedizione e di inno ad un mondo calmo e di amore per la natura (viva la natura e chi la cura, si legge alla base dell’albero dei giardini del Florida), sono ancora lì, ma in trasparenza e solo chi le ha viste lo scorso anno riesce a vederle.
Le tracce di Melina Riccio quindi svaniscono, sono precarie, ed io in questo senso non sono d’accordo con lei, quindi svaniranno anche dal sacro tronco del sacro platano da lei vergato: la corteccia viva si sfoglierà scomponendo le sue scritte come in un mosaico che perde le tessere; l’acqua e il vento faranno il resto con il colore rosa. Non svaniranno invece tanto velocemente le scritte dei “giovinastri” sulle panchine bianche dello stesso giardino…
Ma la questione è anche un’altra: è un’artista, Melina Riccio? E’ arte, quella che fa? No. Non lo è. E non credo che si ritenga artista: è una persona “ai margini”, è stata sarta nei teatri e la sua arte si manifestava nel suo essere “maestranza” all’interno di quel grande corpo che è un teatro. E’ arte il percorso umano, e dopo espressivo, che fa lungo tutta l’Italia.
L’arte, dai primi decenni del ‘900 non è più unica e irripetibile, non si tratta solo di essere bravi a fare qualcosa di mirabile. L’arte non può essere, oggi, SOLO quello che il nostro io dice essere difficile da rifare. A livello grafico, Melina Riccio mi colpisce per quel brulichìo con cui realizza i suoi messaggi e che richiamano la vista: forse questa capacità è la sua arte, l’arte della scrittura: non è la prima, ammesso che sia consapevole di fare arte calligrafica. In questo caso queste calligrafie sono il suo percorso espressivo, non artistico, è il suo itinerario personale e di pace, anche divina, con cui segna i luoghi e ce ne fa partecipi. Mi viene in mente, in questo caso ciò che scrive Filiberto Menna, nella “Linea analitica dell’arte moderna”, parlando dell’arte concettuale: “ciò che conta è il procedimento mentale che sta a monte dell’operazione, mentre non è particolarmente rilevante che questo procedimento venga comunicato con parole pronunciate verbalmente, con parole scritte, con fotografie, film, oggetti e così via”.
Riccardo Carresi, @scenaricca










Jimmy Liao nació en Taipei (Taiwán) 
Si es de noche y no duermo, me gusta salir a la terraza a contemplar las nubes que flotan en el cielo nocturno. La ciudad que conozco en ese instante se convierte en algo extrañamente desconocido. Con sumo cuidado, abro y cierro la puerta, temeroso de perturbar el silencio de la noche. (En: Hermosa Soledad) 











